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Con l’Ordinanza del 30 maggio 2022 il sindaco di Cagliari ha vietato il fumo in spiaggia a partire dal 1 giugno e fino al 31 ottobre, anno corrente.

Sebbene, causa la mia pignoleria, avrei preteso una normativa più ampia, incisiva e soprattutto definitiva, per lo meno il gesto è apprezzabile e mi auguro, per il nostro bene, che questa rappresenti una nuova tendenza in fiore, capace di sradicare con gradualità questa pessima, dannosa e onerosa abitudine.

Danni alla salute e al sistema marino

Basta un mozzicone di sigaretta per contaminare fino a mille litri di acqua.

Mille a uno per la dipendenza. Io vi prego: uniamoci, la strada è impervia.

I mozziconi contengono circa quattromila sostanze chimiche e molte di queste (ma io direi tutte…) sono tossiche e cancerogene. Per citarne solo alcune, pochissime:

  • ammoniaca, irritante per le vie respiratorie e per gli occhi, con possibili conseguenze gravi, mortali; può causare ulcerazioni;
  • arsenico, estremamente pericoloso se rilasciato in natura; in caso di intossicazione si possono riscontrare disturbi gastrointestinali, aritmie ed impedimenti nel trasporto dei segnali nervosi;
  • formaldeide, irritante per occhi, mucose respiratorie e pelle; possibile conseguenza è il tumore naso-faringeo;
  • nicotina, associata principalmente ad ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica e ictus;
  • acido cianidrico, composto estremamente tossico e reattivo; trecento ppm – parti per milione – possono uccidere una persona nell’arco di pochi minuti.

Queste sono le principali, ma ve ne sono molte altre.

Il filtro della sigaretta non è biodegradabile: si scinde, si sminuzza fino a dissolversi in particelle invisibili ad occhio nudo ma eternamente galleggianti nelle nostre acque. 

Ignare, innocenti creature marine si avvicinano, lo assaggiano, inglobando la tossicità nei loro corpi, così come facciamo noi nei nostri.

Stop al fumo: perché in spiaggia?

La risposta è già cristallina nel precedente paragrafo.

Tuttavia, mi sento di aggiungere una sfumatura del problema quasi completamente ignorata.

Tra i bagnanti, esistono non solo turisti ma veri e propri pazienti che frequentano le località marine per beneficiare dell’aria salmastra, con l’intenzione di curare determinate patologie respiratorie, o per lo meno per rallentarne il processo degenerativo.

A proposito, propongo il mio racconto breve Viola al mare.

Vi anticipo già che non riuscirete a distinguere turisti da pazienti.

Sarebbe opportuno quindi, prima di accendere una sigaretta, provare a domandarsi quale tra queste due persone sieda affianco al nostro ombrellone. E se fosse un paziente? E se il nostro fumo peggiorasse la sua condizione cronica proprio nel luogo indicato a doverla guarire?

Dopo le spiagge, i locali all’aperto?

Non penso il dibattito esista ben definito, ma mi piacerebbe aprirlo.

I pazienti siedono ai tavolini dei locali; frequentano i concerti oppure le discoteche; passeggiano lungo i viali ombreggiati dei parchi pubblici. 

I fumatori non li riconoscono ma quasi sicuramente ne hanno incrociati, lungo la loro scia fumante, soffocante.

Potrebbero aver colto dei colpi di tosse, una voce rauca implorante o snervata.

Potrebbero ignorarlo.

Potrebbero infischiarsene.

Eppure i pazienti sono lì, e soffrono.

La mia esperienza a New York

Se non era decifrabile tra le precedenti righe, lo ammetto ora pubblicamente: fatta eccezione per l’adozione, Viola al mare sono io. 

Sono una tra i numerosi pazienti che non può sopportare di inspirare neppure un fiato di fumo di sigaretta, o ammoniaca, o alcool denaturato, o candeggina, o gas di scarico di veicoli e motocicli, o sostanza chimica che sia.

Riesco ad evitarle? Riesco ad evitare il fumo di sigaretta?

Mai. Mai.

Le uscite serali, in questo senso, sono il mio calvario. Dilettevole sfogo e faringe in fiamme.

Il male nel bene.

Yin e Yang.

Pro e contro.

Le conseguenze di una scelta.

La vita.

Ai tempi dell’università, vinsi una borsa di studio per un corso estivo intensivo di finanza presso la New York University. A parte i grattacieli scintillanti e stratosferici, rimasi impressionata da un altro fatto: pochissimi fumatori. Da questo punto di vista, il mio habitat ideale.

Le aree fumatori a New York sono davvero limitate.

Non si può fumare:

  • nei mezzi di trasporto,
  • nei bar o ristoranti, e neppure
  • nei parchi,
  • nelle piscine,
  • negli stadi,
  • nelle piazze,
  • nelle spiagge,
  • e neanche a meno di trenta metri dall’entrata dei palazzi e dei centri commerciali!

Uno dei (pochi) esempi che gradirei replicare anche nel Bel Paese.

In una città come New York quindi, a passeggio lungo le sue lunghe strade a griglia fitte di palazzi, è rarissimo, nell’immensità della folla, incrociare fumatori. 

Divieto di fumo: possibili soluzioni

Nei miei sogni vorrei che il fumo fosse abolito del tutto.

Ci fa male, prosciuga e contamina le nostre risorse: come può essere sensato continuare a venderlo?

è sensato però quando si tratta di esseri umani: sensibili, irrazionali, dipendenti. Quello che siamo tutti noi.

C’è chi propone un netto aumento nei prezzi delle sigarette, in modo da restringere la platea di persone disponibili all’acquisto.

Non me la sento di dire se la proposta si riveli efficace, però la applicherei per convincermi.

Quella che mi sento di promuovere, e qui riconoscerete il mio mantra reiterato, è l’informazione: una maggiore conoscenza implica maggiore consapevolezza e maggiore senso di responsabilità. Sommiamo all’impasto le necessarie e doloranti botte che ci riserva la vita ed otterremo il perfetto incitamento verso una rivoluzione etica e sensata.

Stop al fumo.

Per la tua salute.

Per la mia.

Per la nostra.

Viva la vita!

(Quella sana).

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